Omelia Accoglienza 2003
Centro Giovanile Domenicano

Santa Maria dell’Accoglienza

30 maggio 2003

Il Centro Giovanile Domenicano ha un amico Indiano che si chiama padre Glenn Morris. Il p. Glenn da noi è di casa e quando può, cioè quando è libero dallo insegnamento all'Angelicum -L'università dei Domenicani a Roma - viene da noi e trascorriamo insieme dei bei giorni. Per la Festa di Santa Maria dell'Accoglienza del 2003 abbiamo voluto che presiedesse lui la celebrazione e questa qui di seguito è la sua omelia.


Oggi celebriamo la festa della nostra Madre dell’Accoglienza. La nostra vita, possiamo dire, è sempre una vita d’accoglienza: noi accogliamo altri, siamo accolti dagli altri. Questa accoglienza si manifesta a tre grandi livelli:
1. il livello più alto di Dio,
2. il livello più intimo dell’Io, di noi stessi, e
3. il livello dell’incontro con gli altri.
A tutti i livelli la nostra Madre è il modello supremo da imitare.
La storia della nostra redenzione è una storia d’accoglienza. Dio ci accoglie. Dio è sempre alla ricerca della persona come un pastore delle sue pecore smarrite. Dio è sempre pronto per darci la sua benedizione, la sua grazia. Sta a noi accogliere e ricevere questa grazia. Sembra semplice ma non è sempre così. Ricordiamo la vita di Maria, nostra Madre.
Quando l’angelo Gabriele le dice che lei aveva trovato grazia presso Dio e avrebbe concepito il Figlio dell’Altissimo, Gesù: cosa risponde Maria? “Come è possibile?” Come è possibile ricevere un dono così non meritato, come è possibile accogliere una grazia così grande della quale non siamo degni? Come è possibile? Qui vediamo che la logica dell’amore divino sfida la logica umana. Noi che siamo prodotti di una cultura industrializzata, noi che vogliamo controllare ogni evento e il suo significato nella nostra vita, per noi esiste sempre la sfida della fede. Ci sono momenti quando la nostra fede passa attraverso il buio, attraverso un labirinto così intricato che non sembra ci sia una via d’uscita! Saremo confusi come Maria era confusa, indecisi come lei indecisa! Come è possibile? Maria ascolta il piano divino e si affida alla sua potenza e alla forza dello Spirito di Dio. Maria dà il suo “Si” – “Eccomi, sono la serva del Signore”: lei accoglie il dono di Dio, accoglie Dio stesso.
Così anche la nostra vita cristiana procede sfuggendo spesso a ogni modello, regola e forma, è una complessità che continuamente cresce e indefinitamente si espande.
Non è una sorpresa dunque che l’uomo smarrisca la strada: a ogni passo abbiamo bisogno di una guida, di un modello di fede. Maria, la Madre dell’Accoglienza è proprio questa, la nostra guida per accogliere e ricevere la grazia di Dio.
Accogliere Dio vuol dire accogliere me stesso. Non può essere diverso. Chi non può accogliere sè stesso non può accogliere Dio. Poi arriva la domanda profonda? Chi sono io? Chi sono io come cristiano, chi sono io come discepolo di Cristo? A quale scopo sono io qui? Basta pensare, un po’ alla vita umana.
La vita umana non è soltanto un fatto che si ripete con regolarità: colazione ogni mattina, pranzo al pomeriggio, la digestione ogni sera e così via. Se è così, la vita diventa molto noiosa; diventa, diciamo, una vita vegetale. L’uomo, invece, non è una macchina fotocopiatrice che produce solo le immagini del passato. L’uomo è una persona piena di potenzialità, di creatività. L’uomo è una persona che vuole e che può dare significato, approfondimento alla sua vita. Così avviene anche con la nostra vita cristiana. Non siamo oggetti da essere esaminati, come gli artefatti in un museo, altrimenti diventeremo come i nuraghi famosi di Sardegna, solo fossili, rovine fornite agli archeologi di epoche future. Siamo, invece, soggetti, princìpi di azione, fonti di creazione. La vita cristiana non è soltanto un ripetere gli atti di fede, anche se questa è una cosa molto importante e lodabile; la vita cristiana implica approfondire, irradiare agli altri questa fede nostra. Questo è il messaggio che Gesù ci dà nell’occasione della sua Ascensione: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni,…insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato”. Essendo discepoli di Gesù, siamo necessariamente missionari, portavoce della missione di Gesù. Come i raggi del sole, siamo chiamati e scelti per irradiare il calore della grazia di Gesù tramite i doni che abbiamo ricevuti da Dio. Maria, la nostra Madre dell’Accoglienza, è di nuovo il nostro modello da imitare. Maria accoglie il suo ruolo come Madre di Dio, un ruolo adempiuto tramite diversi momenti nella sua vita; momenti di sorpresa – vedere il suo Figlio seduto tra i dottori nel tempio a Gerusalemme, la sorpresa del primo miracolo a Cana in Galilea; momenti di angoscia – incontrare Gesù alla via crucis, stare vicino a lui alla sua morte sulla croce; momenti di gioia – vedere il suo Figlio risorto; momenti di attesa nel Cenacolo con i discepoli aspettando lo Spirito. Maria, il nostro modello, porta avanti la grazia accolta da Dio.
È lei stessa che ci porta al terzo livello d’accoglienza. Maria va in fretta, per visitare la sua parente, Elisabetta, a cui era concessa la grande grazia di diventare una madre nella sua vecchiaia. Di nuovo siamo al confronto con la logica dell’amore divino che non procede allo stesso senso della logica umana. Maria va per condividere la sua gioia con Elisabetta. La nostra vita cristiana non è una vita di solitudine, è una vita d’accoglienza, di solidarietà con gli altri. La nostra vita non è soltanto una vita di esistenza, ma è una vita di coesistenza. Siamo sempre in contatto con gli altri. Questo non significa usare gli altri per i nostri motivi egoistici, questo non vuol dire abusare degli altri per il nostro vantaggio. Accogliere altri vuol dire trattarli come persone uguali a noi, vuol dire dare loro il rispetto dovuto, accogliere altri vuol dire condividere la nostra fede con loro. Senz’altro, ciò che non possiamo fare da soli, possiamo farlo insieme con gli altri.
La vita d’accoglienza procede avanti, la vita d’accoglienza si conclude con il Magnificat di Maria. La sua accoglienza di Dio fa scaturire il gioioso riconoscimento della bontà di Dio, Dio che compie opere grandi in quanti si affidano a lui e in lui pongono ogni speranza. Facciamo del Magnificat di Maria il nostro Magnificat: ‘L’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore’ perché ci ha dato il dono di vita, perché ci ha dato la gioia della nostra famiglia, perché ci ha protetto fino a questo momento, perché, perché …. possiamo aggiungere tutte le altre ragioni per essere grati a Dio per tutto ciò che lui ha fatto per noi. L’anima mia magnifica il Signore adesso e per sempre. Amen.