Fra Munio di Zamora
Fraternità Laica Domenicana

Fra Munio di Zamora è l’estensore della prima Regola del Terz’Ordine Domenicano. Oggi il Terz’Ordine Domenicano si chiama Fraternita Laica Domenicana. È stato un personaggio chiave per la formazione del Terz’Ordine. Questo “ritratto” ci aiuta a capire il personaggio del quale possiamo saperne di più cercando “fra Munio di Zamora” in Internet.

 

 

FRA MUNIO DI ZAMORA O.P.

UN DOMENICANO CONTROVERSO.

(1237-1300)

Fra Munio di Zamora è una figura chiave per capire la storia dell’Ordine dei Predicatori in un secolo confuso e turbolento.

Dall’inizio molte persone si unirono ai primi frati per predicare perché si era svegliato un vento di Spirito per la rievangelizzazione dell’Europa.

Il fenomeno era universale; esistevano gruppi di persone che predicavano tanto tra i cattolici come tra i diversi tipi di eretici.

I due grandi Ordini Mendicanti coincidevano in questo fervore per la predicazione popolare. La grande differenza tra Domenicani e Francescani era nell’organizzazione e nella formazione.

I Domenicani fin dal primo momento curarono la formazione teologica prima di lanciarsi a predicare la parola di Dio. I Francescani confidavano di più nella spontaneità che, si supponeva, era garantita nello Spirito Santo.

I diversi gruppi di eretici facevano una predicazione popolare molto variata e, sempre in nome del Vangelo, predicavano non pochi errori ed eresie.

Uno degli uomini che maggiormente aiutò a capire la situazione è stato Munio di Zamora che, naturalmente, fra tutti era la mosca bianca.

1 - Suo carattere e qualità

Non è per niente facile classificare la sua persona e la sua posizione disciplinare e intellettuale perché i documenti che si riferiscono alla sua persona sono contraddittori e provengono da autorità di origini molto diverse.

Alcuni lo volevano condannare, e lo condannavano di fatto, mentre altri quasi lo canonizzavano da vivo proponendolo per grandi incarichi nell’Ordine e nella Chiesa.

Fra Munio  doveva essere un uomo austero con un forte carattere.

Si distingueva per le sue doti di governo e la prudenza delle sue decisioni, per la sua austerità, l’indulgenza per i suoi simili dai quali si distaccava per la sua virtù, la sua reputazione senza macchia, il suo ardente zelo per tutto ciò che è bene e per essere un energico promotore della virtù.

            Nel 1285 fu eletto come settimo Maestro dell’Ordine e questo ci fa riflettere sui motivi per i quali lo elessero, la sua elezione infatti non si imponeva per la brillante celebrità dell’eletto e neppure per la sua eloquenza o per il suo insegnamento.

Fra Munio non era Maestro in Parigi e neppure un predicatore di quelli che trascinavano le masse popolari.

Era però un uomo di seri costumi, austero nella disciplina, buon amministratore, prudente nelle sue decisioni, indulgente con le persone e dotato di un fermezza di carattere che nessuna avversità poté debilitare.

Fra  Munio non aveva fatto studi universitari aveva però eccellenti doti di governo.

Nel 1281 fu eletto provinciale di Spagna e nel 1282, nel capitolo generale di Bologna, fu eletto settimo Maestro Generale dell’Ordine, nonostante l’opposizione dei frati francesi che reclamavano un francese e che in più avesse studiato la teologia nella università di Parigi.

2 - Sua fama nell’Ordine

Il XIII secolo fu un secolo molto turbolento nella chiesa, nell’Ordine è in tutta la società civile.

Il rapido sviluppo espansivo dell’ordine, al quale si univano con frequenza gruppi già formati di laici e di monache di altre Congregazioni, e nel quale si ammettevano con frequenza giovani quasi bambini, produceva non poche complicazioni.

Tutto questo fu, nell’Ordine, causa di una crisi di crescita. Era necessario imporre disciplina e una formazione comune.

Il Maestro Munio, recentemente eletto Generale, scrisse una lettera tutto l’Ordine.

La sua prima parola è un omaggio alla santità dei suoi predecessori. Subito chiede con insistenza una pratica più seria della povertà, il culto della cella, l’attenzione al silenzio, e termina con queste righe: “che lo zelo dell’Ordine risusciti in voi! Ve lo dico col cuore pieno di amarezza, questo zelo ha perso tra, un buon numero di voi, il suo primitivo vigore!”.

La vita conventuale non era così perfetta come avrebbe dovuto, in molti conventi di frati e di suore. Era necessaria una riforma.

3 - L’organizzatore del Terz’Ordine

Fra Munio conosceva già i problemi originati dalla grande varietà di gruppi di uomini e donne che continuamente si aggiungevano all’Ordine, rivendicando di avere il medesimo carisma della predicazione e che predicavano con tutta libertà senza che si sapesse da dove venivano né si conoscessero le loro radici cristiane.

 Lo stesso primo anno della sua elezione come Generale, redasse e pubblico la: Regola dei Fratelli e Sorelle della penitenza di San Domenico, o Terz’Ordine dei Predicatori” (ne abbiamo da poco celebrato il 750° anniversario: nel 2010), che fu la forma di Fraternita Secolare domenicana. Abbinava così le regole e gli usi di tutti questi svariati gruppi allo stile di vita della Regola e delle Costituzioni fondamentali dei Frati dell’Ordine dei Predicatori.

Con quest’organizzazione i Terziari Domenicani restarono fortificati e si moltiplicarono così tanto che suscitò un soprassalto tra i Francescani che, in diversi gruppi, predicavano ugualmente dall’inizio del movimento francescano, vedendo in questi nuovi gruppi domenicani una concorrenza “illecita”, che fu causa di non  pochi  scontri fra di loro.  Quando nel 1289 ascese al papato di Roma il francescano Girolamo di Ascoli (con il nome di Nicolò IV), colsero l’opportunità per accantonare la “Regola Domenicana”. La ragione fondamentale e radicale delle dissonanze con il Papa Nicolò IV era la riorganizzazione che fra Munio stava facendo del “del Terz’Ordine domenicano”,  che giudicava pregiudizievole per il Terz’Ordine Francescano che era il suo Ordine.

Come vediamo, sembra che la persona e l’opera di Fra Munio incontrasse sempre inconvenienti da ogni parte.

4 - Le sue relazioni con i papi e i re

La politica e le relazioni con Roma sono state sempre molto intricate e intrecciate nel secolo XIII, specialmente nella Castiglia.

Erano arrivati a Roma documenti o falsi rumori sulla vita anteriore di fra Munio che lo  rendevano incompatibile ad essere Generale dell’Ordine.

Però tutto questo senza portare prove di nessun genere. Anche alcuni frati del medesimo Ordine avevano insistito in questo senso.

Il Papa pretese che Munio rinunciasse al Generalato dell’Ordine però inutilmente. Si rivolse allora al Capitolo Generale del 1290 con il medesimo esito.

Tutti erano d’accordo che fra Munio, la cui fama di astinenza da carni era leggendaria, aveva potuto commettere solo piccoli inciampi, mancanze banali del tipo “senza queste non merita vivere”.

Il Papa lo incontrò e personalmente l’invitò a rinunciare al Generalato offrendogli in cambio (“sembra”) l’arcivescovado di Compostela. Munio rispose che, se era la volontà del Papa, lui stesso lo destituisse senza aspettarsi dimissioni da parte sua.

Era ormai prossima la data di celebrazione del nuovo Capitolo Generale in Palencia, presieduto da Fra Munio nel 1291; il Papa inviò ai Capitolari una Bolla con la destituzione di Fra Munio, però questa Bolla non arrivò a Palencia perché il re Sancho IV assalì gli emissari e sottrasse loro la Bolla. In conseguenza il papa Niccolò IV ordinò fulminò la sua destituzione nel 1292.

Due anni più tardi, su pressione del suo  amico re, fu eletto vescovo di Palencia dove  risiedette per due anni.

5 - La sua morte e il giudizio dell’Ordine

Stanco e deluso, rinunciò alla sede di Palencia e si ritirò nella casa  generalizia di Santa Sabina in Roma fino alla sua morte il 19 febbraio del 1300 ivi fu sepolto con tutti gli onori nella navata della chiesa.

La sua memoria continua a essere venerata e non si è trovato nessun documento che ci dica qual’è la causa o le cause di tanta accanimento persecutorio; si fanno solo insinuazioni molto  vaghe.

Al contrario ci sono non poche manifestazioni di stima da parte di tanti confratelli che lo  pongono nella categoria di coloro che hanno sofferto persecuzioni a causa della giustizia, attribuendogli così il titolo di beato  secondo le beatitudini del Vangelo.

Fray Luis Pérez Arruga O.P.

La più interessante delle sepolture medioevali, però, è quella del settimo maestro generale dei Domenicani, fra’ Munio da Zamora, con un rarissimo esempio di ritratto a mosaico cosmatesco. Eletto generale nel 1285, il religioso era stato deposto da papa Nicolò IV per una questione legata alla regola del Terzo Ordine. Fu eletto vescovo di Palencia, ma si dimise dopo solo due anni per ritirarsi nel convento di Santa Sabina, dove morì nell’Anno Santo del 1300, il 7 marzo. Autore del mosaico dovrebbe essere stato il domenicano fra’ Pasquale da Viterbo, cui si attribuisce anche il tabernacolo per gli oli santi, collocato a sinistra dell’ingresso alla sacrestia.


(da
Alessandro VendittiLaicosop.dominicos.org)

La sua tomba nella Basilica di Santa Sabina in Roma

 

Tradotto dal sito:  
http://laicosop.dominicos.org/kit_upload/PDF/laicosop/materiales/conferencia_munio_palencia_2010_11_26.pdf