SAN TOMMASO POETA INNAMORATO DELL'EUCARISTIA

Catechesi

SAN TOMMASO POETA INNAMORATO DELL'EUCARISTIA


Quando ero studente di liceo (nell'antico testamento) mi trovavo a san Domenico di Fiesole per la festa di San Tommaso, che allora si celebrava il 7 marzo.
Fu invitato a tenere il panegirico il padre Davide Maria Turoldo dell'Ordine dei Servi di Maria che viveva in un convento vicino al nostro: la Badia fiesolana.

padre Davide M. Turoldo San Tommaso scrive sull'Eucaristia

Il padre Turoldo si presentò in chiesa con una pila di libri liturgici e con quella salì al pulpito. Depose i libri sul parapetto del pulpito in posizione molto pericolosa per chi stava sotto. Il padre Turoldo godeva della nostra stima per le sue doti di studioso, mistico e… poeta.
Esordì dicendo che avrebbe parlato di San Tommaso poeta. Allora non c'erano fotocopiatori e per questo il padre aveva portato con sé sul pulpito i libri liturgici dove erano stampati gli inni di San Tommaso per l'Ufficio Divino del Corpus Domini: Liturgia delle ire e messale.
Aperto il messale, che allora era un tutt'uno con il lezionario, lesse le prime strofe del Lauda Sion.
Tutti in Chiesa eravamo attenti e incuriositi da quel modo insolito di proporre il panegirico, quelli che erano sotto il pulpito, guardando i volumoni sopra la loro testa, erano trepidanti, ansiosi e preoccupati...
Sono passati circa sessant'anni da questo episodio e ancora quando devo preparare qualcosa da dire sull'Eucaristia, nella mia mente si forma il fumetto di padre Turoldo sul pulpito che ci legge le poesie di San Tommaso.
In seguito a scuola avrei imparato a conoscere san Tommaso come filosofo e come teologo incomparabile, non ricordo però qualcuno che ci abbia tenuto una lezione su san Tommaso poeta.
Così a prima vista, sembra strano che un filosofo o un teologo, che ragionano per sillogismi, possa essere anche poeta. Si sottovaluta il fatto che, soprattutto il teologo è uno che esplora i campi di Dio e quando si esplorano questi campi, la poesia nasce di suo, spontanea. Tommaso è un teologo che racconta Dio come un viaggiatore che c'è stato. La sua scienza su Dio viene non solo dai libri ma dalla preghiera, dalla contemplazione. Raccontano i biografi che quando si trovava davanti a una questione difficile, Tommaso si recava in chiesa e cercava di mettere la sua testa dentro il tabernacolo dell'altare per avere più luce. Raccontano pure che in seguito a un'estasi, al suo risveglio, abbia chiamato fra Reginaldo, suo segretario, e gli abbia detto "brucia tutto: quello che ho scritto è solo paglia".

Filippo Trucco Inos Biffi e suo studio Sacro corporale

Frugando nella bibliografia mi sono imbattuto in: Semeria Giovanni, Gli Inni eucaristici di san Tommaso d'Aquino, Editore: Opera Nazionale del Mezzogiorno d'Italia, Roma s.d., pp. 32; ed Editori Alfieri e Lacroix, Roma 1924. Non ho potuto consultare questo opuscolo.
Ho trovato pure: Filippo Trucco, San Tommaso d'Aquino poeta della Santissima Eucarestia, Studio storico-critico e letterario sulla poesia Tomistica con versione italiana sullo stesso metro del latino e commento ascetico-dommatico, Editore: Premiata Tip. Civica, Sarzana, 1928. Questo libro sono riuscito ad averlo e utilizzarlo per questa conferenza.
E ancora un articolo su L'Osservatore Romano: Inos Biffi, Eucaristia e poesia di Tommaso d'Aquino. Una goccia di Sangue per sollevare il mondo, L'Osservatore Romano - 22 maggio 2008. Inos Biffi è un illustre teologo milanese, al quale la Fondazione Ratzinger (fondata da Benedetto XVI) ha assegnato il 26 novembre 2016 il Premio Benedetto XVI 2016 per lo «straordinario servizio alla Chiesa e alla cultura teologica del nostro tempo». Oggi, cercando in internet si trovano varie altri studi sul tema.

Pio XI nella enciclica Studiorum ducem del 20 giugno 1923, sesto centenario della canonizzazione di Tommaso scrive: "Ebbe Tommaso anche il dono e il privilegio singolare di poter tradurre gli insegnamenti della sua scienza nelle preghiere e negli inni della liturgia e divenne così il poeta e il massimo lodatore della divina Eucaristia".
Il santo Padre emerito Benedetto XVI, nell'Udienza Generale di Mercoledì, 2 giugno 2010, a Roma in Piazza San Pietro, disse: "Tommaso ebbe un'anima squisitamente eucaristica. I bellissimi inni che la liturgia della Chiesa canta per celebrare il mistero della presenza reale del Corpo e del Sangue del Signore nell'Eucaristia sono attribuiti alla sua fede e alla sua sapienza teologica".
Sicuramente, penso, ci saranno altre pubblicazioni e tanti altri interventi su questo tema: anche in altre lingue: non li ho trovati.

Inos Biffi, nel citato articolo, scrive:
"Il primo splendore che promana dal linguaggio lineare, rigoroso, intellettivamente trasparente delle composizioni poetiche eucaristiche di san Tommaso d'Aquino è lo splendore della verità: splendor veritatis.
Alla precisione teologica, propria di uno "scolastico", si uniscono mirabilmente la pietà e lo stupore ammirato e contemplativo, che accendono e trasfigurano quella teologia. Il mistero irraggia dall'esperienza del credente divenuto poeta; la teologia ineccepibile si riveste della bellezza e dell'emozione della lirica… si fondono la limpidità e la precisione dell'idea con la vibrazione e l'abbandono del sentimento".
E cioè i concetti teologici espressi in poesia, oltre le verità indagate, trasmettono le emozioni di chi scrive e ne provoca in chi legge o ascolta.
Mentre la teologia e la filosofia cercano di capire ponendosi di fronte ai vari "perché" e così camminano per i vari sentieri del mistero e della mente, spesso tortuosi e non facilmente agevoli, la poesia prende atto del fatto in esame e penetra in esso con la sua propria vita: non deve rispondere a dei perché ma dare risposta e vita a delle proposte che coinvolgono non solo emotivamente ma soprattutto nelle scelte e nell'adesione della propria vita.
Quando poi si tratta di fede, subentrano altre dimensioni che sfuggono al puro ragionamento: la teologia e la filosofia parlano e cercano i "perché", la poesia parla del "che", del fatto.
Spesso la poesia fa una sintesi mirabile in ciò che la teologia spiega in pagine e trattati. Esempio:

Verbum caro, panem verum
verbo carnem efficit:
fitque sanguis Christi merum,
et si sensus deficit,
ad firmandum cor sincerum
sola fides sufficit.

 

"Fracto demum sacraménto,
ne vacílles, sed memento,
tantum esse sub fragménto,
quantum toto tégitur". (Lauda Sion)

Il Verbo fatto carne
cambia con la sua parola
il pane vero nella sua carne
e il vino nel suo sangue,
e se i sensi vengono meno,
la fede basta per rassicurare
un cuore sincero. (Pange lingua)

Quando spezzi il sacramento
non temere, ma ricorda:
Cristo è tanto in ogni parte,
quanto nell'intero.

La poesia diventa sintesi: pensate che grandiosa sintesi: titolo: "la mattina": componimento: "m'illumino d'immenso" (Ungaretti,)

Sappiamo che gli inni di san Tommaso (eccetto Adoro te devote) sono nati per rispondere al papa Urbano IV che gli affidò la composizione del testo della santa Messa e della liturgia delle ore per la istituenda festa del Corpus Domini. Siamo a Orvieto nel 1264, all'indomani del Miracolo di Bolsena.

Miracolo di Bolsena Orvieto

Prima di san Tommaso e anche dopo di lui, fino ai nostri giorni, sono stati composti tantissimi canti e inni all'Eucaristia, però ancora oggi quelli di Tommaso sono, nella Chiesa, gli inni più cantati in assoluto, al punto che alcuni, o parte di essi, li conosciamo a memoria, clero e fedeli!
La chiesa canta questi inni in varie circostanze nelle quali si celebra il mistero Eucaristico: nella festa del Corpus Domini, ovviamente, ma anche nelle processioni, nelle benedizioni eucaristiche, il giovedì santo, nelle veglie ecc…
Nella poesia di Tommaso si fondono la limpidità e la precisione dell'idea (il teologo) con la vibrazione e l'abbandono del sentimento (il poeta).
In tutti gli inni si fa riferimento all'Ultima Cena: momento e luogo teologico in cui tutto ciò che riguarda l'Eucaristia è cominciato: i tratti di fraternità che la contrassegnano (a cena con gli amici), l'osservanza del rito antico e il dono di sé (Pange lingua); la Sua donazione nel sacramento si contrappone al tradimento di Giuda (Verbum supernum): uno dei discepoli lo consegnava ai suoi nemici per esser messo a morte, mentre egli si consegnava loro come cibo di vita; nel Lauda Sion si mettono in evidenza la solennità del momento dell'istituzione (il rito della Pasqua), la fraternità della cena, il dono e la perpetuazione di questo.
Il tema speciale del suo canto - dichiara il poeta - è il "pane vivo e vitale (Laudis thema specialis, panis vivus et vitalis)", "il pane degli angeli" che "diviene il pane degli uomini (Panis angelicus fit panis hominum)" (Lauda, Sion).
Da qui la sorpresa ammirazione, che questo verso esprime con vibrante commozione: "O cosa mirabile: il servo, povero e umile, si nutrono del Signore" (Sacris sollemniis).
La sequenza della messa (Lauda Sion) è veramente straordinaria. Il canto del Lauda Sion infatti è notevole non solo per la poesia che lo pervade ma anche per il suo particolare contenuto teologico: le singole strofe seguono da vicino la dottrina sull'Eucaristia esposta da Tommaso nella terza parte della Summa Theologiae. Questa sequenza riecheggia antichi motivi, nessuno dei quali può però vantare la stessa bellezza e profondità.
Al poeta teologo, pur nella liricità della poesia e nella stringatezza della espressione letterale, preme precisare con rigore i vari aspetti del mistero eucaristico: la sostanza, la conversione, le specie eucaristiche, la loro frazione, i ministri e quanti ricevono il sacramento:
il Lauda, Sion fa passare analiticamente tutti questi aspetti:

"Ai discepoli di Cristo questo dogma è consegnato:
il pane si trasforma in carne e il vino in sangue.
Sotto diverse apparenze - segni senza sostanza -
realtà sublimi si nascondono:
la carne che è nutrimento, il sangue che è bevanda.

Eppure, sotto l'una e l'altra specie
Cristo resta tutto intero:
non spezzato da chi lo assume,
non infranto, non diviso,
viene assunto nella sua integrità.

Lo riceve uno, lo ricevono mille:
quanto questi tanto quello,
né assunto è consumato.

La realtà non patisce divisione,
la frazione coinvolge solo i segni,
non si riduce lo stato e neppure la statura
di chi è simboleggiato.

Lo ricevono i buoni, lo ricevono i cattivi,
ma con esito ineguale,
di vita oppur di morte:
di morte per gli iniqui, di vita per i buoni:
vedi dunque di una stessa comunione
quanto l'effetto sia dissimile".
(Lauda, Sion)

L'inno Verbum supernum focalizza che ai discepoli
"sotto le due specie donò la carne e il sangue,
al fine di nutrire con la duplice sostanza tutto l'uomo".

Quanto ai ministri dell'Eucaristia, sono unicamente i presbiteri:
"Ha istituito così questo sacrificio,
di esso incaricando i soli presbiteri:
a loro incombe di consumarlo
e di elargirlo agli altri" (Sacris sollemniis).

Un'altra sottolineatura degli Inni eucaristici di Tommaso - e di tutta la sua teologia eucaristica - è la necessità assoluta e imprescindibile della fede: sola fides.

La presenza reale del Signore è attestata unicamente dalla fede, come già riportato sopra,
"Il Verbo fatto carne, con la sua parola
rese la propria carne pane vero,
mentre il vino diventa il sangue di Cristo;
e, se i sensi si smarriscono,
la sola fede basta
a rassicurare il cuore sincero". (Pange, lingua).
"La fede sopperisca all'infermità dei sensi (praestet fides supplementum sensuum defectui)" (Pange, lingua al "tantum ergo").
La fede viene detta "Animosa"= ardimentosa, perché
"La fede ardimentosa, di là dall'ordine naturale,
conferma quello che non comprendi
e quello che non vedi" (Lauda, Sion).
"La vista, il tatto, il gusto non ti avvertono:
si crede senza esitazione
solo per quello che l'udito ha ascoltato.
Credo a tutto quello che il Figlio di Dio ha asserito:
nulla è più vero di questa parola di verità ("della Verità": gioco di parole: nihil hoc verbo veritatis verius)" (Adoro te).

Un breve sguardo d'insieme ai tre stupendi inni che fanno parte della Liturgia delle ore.
L'inno per i primi e secondi vespri è il Pange lingua, che si canta nelle processioni del giovedì santo e in genere nelle processioni eucaristiche e che termina con il notissimo Tantum ergo, da secoli il canto che accompagna la benedizione con il Santissimo Sacramento. Nel mattutino (ufficio delle letture), si recita il Sacris Solemniis, che termina con il famoso Panis angelicus, che è entrato nel repertorio concertistico moderno ed è stato messo in musica da grandissimi compositori. Al termine dell'inno per le lodi, il Verbum supernum prodiens, troviamo il distico che viene cantato durante la benedizione eucaristica, O salutaris hostia.
L'Adoro te devote sembra composto come ringraziamento o preparazione alla santa Messa e una tradizione ce lo tramanda come preghiera di Tommaso sul letto di morte.
In questo inno (Adoro te devote) la lode al Corpo e al Sangue del Signore mirabilmente si fonde in appassionata e lirica preghiera. La sacra dottrina del teologo, tutta intrisa di Scrittura, e la vena ispirata del poeta si fondono con la devozione accesa dell'orante, quasi con lo spasimo del mistico, che parla dall'abbondanza del cuore e che brama di vedere Cristo di là dei veli e dei nascondimenti del sacramento. L'inno è stato definito "una di quelle composizioni armoniose e geniali, insieme ricche e semplici, che sono servite, più di molti libri, a formare la pietà cattolica" (Wilmart). È un "Poema teologico", accuratamente strutturato nel ritmo e nelle assonanze, e insieme, è tutta una invocazione personale a Gesù nell'Eucaristia:

"Adoro te devote, latens veritas,
quae sub his figuris vere latitas.
Tibi se cor meum totum subicit,
quia te contemplans totum deficit".
"Devotamente ti adoro, o Dio nascosto,
che sotto queste apparenze ti celi veramente:
a te tutto il mio cuore si abbandona,
perché a contemplandoti, tutto vien meno."

Cagliari, Convento San Domenico, sala conferenze, 27 gennaio 2017: preparazione alla festa liturgica di san Tommaso